Sformato di cavoletti di Bruxelles e scamorza

Non sapete in che modo far magiare ai vostri figli i cavoletti di Bruxelles? Provate la nostra nuova ricetta dello sformato ai cavoletti di Bruxelles e scamorza, non sarà solo buona ma anche salutare e con prodotti di stagione. INGREDIENTI 900 g di cavolini di Bruxelles 350 g di patate 1 scalogno 2 uova 50 g di farina 00 50 g di Burro Nobili 600 ml di latte 250 g di Scamorza Nobili 1 cucchiaio Olio di oliva Sale q.b. Pepe q.b. PREPARAZIONE La prima cosa da fare è realizzare la besciamella. In un pentolino sciogliete il burro Nobili e poi aggiungete la farina setacciata. Mescolate la farina e il burro per 5 minuti, cercando di evitare la formazione di grumi. Spegnete il fuoco e unite a filo, un po’ alla volta, il latte caldo, mescolando con una frusta. Poi fate cuocere per altri 15 minuti circa. Insaporite con un sale e pepe. Pulite i cavoletti di Bruxelles e poi fateli cuocere a vapore per 15 minuti. Intanto fate rosolare lo scalogno in padella con un filo d’olio e poi aggiungete le patate sbucciate e tagliate a cubetti. Cuocete per una decina di minuti, aggiungendo se necessario un bicchiere di acqua. Infine, aggiungete i cavoletti di Bruxelles e fate cuocere per altri 2 minuti. A questo punto la besciamella sarà diventata tiepida per cui potete incorporarvi le uova. Prendete una pirofila e alternate uno strato di besciamella uno di cavoletti di Bruxelles e uno di scamorza Nobili a cubetti, finché non esaurite gli ingredienti. Completate con una spolverata di formaggio e infornate in forno già caldo a 220°C per 20 minuti. Servite dopo 5 minuti dalla cottura.

I 10 piatti più buoni del mondo

Siete dei veri golosi e vi piace provare piatti nuovi? Allora questo articolo è perfetto per voi. Infatti, oggi il Caseificio Nobili vi presenta la classifica dei 10 piatti più buoni del mondo secondo la CNN. Due sono Italiani. 10) Chicken muamba, Gabon Il chicken muamba è un piatto tipico del Gabon, un paese dell’Africa equatoriale. È una zuppa a base di pollo, zucca, peperoncino piccante, burro di palme, olio di palma, pepe, aglio e molto pomodoro. Sicuramente un piatto molto gustoso ma anche ricco e nutriente. 9) Gelato, Italia Il gelato, in particolare quello artigianale preparato con ingredienti di prima qualità, è tra i piatti più apprezzati al mondo. Non c’è certo da stupirsi che una specialità italiana come questa rientri nella classifica. Infatti, grazie alla varietà di gusti, tra i più classici ai più innovativi, il gelato è in grado di accontentare qualsiasi palato. 8) Tom yum goong, Thailandia   La tom yum goong è una zuppa thailandese piccante, molto diffusa anche in Cambogia, Vietnam e Laos. Viene realizzato con un brodo di pesce, lemongrass, kaffir, citronella, latte di cocco e peperoncino piccante. In seguito, vengono aggiunti gamberetti, funghi e patate (da cui viene la parola yum). Una specialità di pesce davvero da leccarsi i baffi e da provare almeno una volta. 7) Penang assam laksa, Malesia Al settimo posto un’altra zuppa tipica della Malesia, la penang assam laksa. È una zuppa di noodles piccante a base di pesce e tamarindo (assam laksa in malese). 6) Hamburger, Germania Di certo in classifica non poteva mancare l’hamburger. Un piatto che racchiude, in due fette di pane, un medaglione di carne di manzo e infiniti sapori diversi, a seconda degli ingredienti con cui viene imbottito. Nonostante la sua origine tedesca a renderlo famoso furono gli Stati Uniti, tant’è che oggi l’hamburger è uno dei simboli più legati allo stile di vita americano. 5) Anatra di Pechino, Cina L’anatra alla pechinese è tipico piatto cinese, in cui l’anatra viene cotta lentamente in forno, creando una pelle croccante e glassata. Infatti, l’anatra viene immersa in acqua bollente e ricoperta di sciroppo di miele. Infine, viene cotta al forno e tagliata sottilissima. Si consuma quasi esclusivamente in ristoranti specializzati. 4) Sushi, Giappone Se prima era un piatto conosciuto da pochi, oggi è ormai universale. Il sushi è piatto tipico giapponese a base di riso e pesce crudo. Spesso può essere abbinato ad altri ingredienti come alga nori, avocado, e pesce cotto. In Giappone la parola sushi significa letteralmente “aspro” e si riferisce a una vasta gamma di cibi preparati con riso e non solo al sushi come lo conosciamo. 3) Cioccolato, Messico Al terzo posto nel podio non poteva che esserci il cioccolato. I primi a coltivare il cacao furono i Maya in Messico. La pianta del cacao viene anche chiamata Theobroma cacao, nome che sembra significasse proprio cibo degli dei. Sebbene la coltivazione del cacao sia antica, la nascita del cioccolato, come lo conosciamo oggi, ha origini molto più recenti. 2) Pizza Napoletana, Italia Anche se noi l’avremmo di certo voluta al primo posto, la pizza napoletana si conquista una meritatissima medaglia d’argento. Questo piatto simbolo della città di Napoli è sicuramente il piatto italiano più apprezzato all’estero. Infatti, nel 2017 è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’UNESCO. Per questo il nostro caseificio ha creato per tutte le pizzerie una linea professionale di mozzarella per pizza. 1) Massaman curry, Thailandia Al primo posto Il massaman curry, un piatto thailandese di origine islamica. È composto da pollo al curry con latte di cocco e innumerevoli altri ingredienti e spezie come: tamarindo, patate, cipolla, arachidi, anice stellato, cardamomo, alloro, cumino, zucchero di palma, noce moscata, chiodi di garofano e peperoncino piccante. Un piatto quindi dai molti sapori intensi e decisi, in cui ogni boccone è una sorpresa.Siete d’accordo con questa classifica dei piatti più buoni del mondo? Allora potrebbe anche interessarvi i formaggi più buoni del mondo.

10 curiosità sul Pandoro

Nel giorno di Natale, nelle tavole venete non può certo mancare a fine pasto una fetta del tipico dolce veronese, il Pandoro. Ma siete sicuri di conoscere proprio tutto riguardo il Pandoro? Il Caseificio Nobili oggi vi svela 10 curiosità sul Pandoro. 1.     Il Pandoro dell’antica Roma La prima ricetta di un dolce simile al Pandoro si può già trovare nel I secolo d.C. Infatti, Plinio il Vecchio scrisse di un certo “panis”, realizzato con farina, burro, olio da un certo Vergilius Stephanus Senex.   2.     Domenico Melegatti, inventore del Pandoro. Il Pandoro fu però ufficialmente creato nel 1894 dal pasticcere veronese Domenico Melegatti, che il 14 ottobre sottopose all’ufficio brevetti del Regio Ministero dell’Agricoltura e del Commercio, la ricetta del famoso dolce.   3.     Il nome del Pandoro. Il nome del Pandoro deriva dalla lingua veneta “pan de oro”, probabilmente in omaggio all’antica abitudine dei ricchi veneziani che impreziosivano il pane con foglie dorate. Una leggenda però narra che un garzone, prendendo in mano la prima fetta illuminata dal sole, esclamò “l’è proprio un pan de oro”.   4.     Nadalin, l’antenato del Pandoro. Il vero antenato del Pandoro è però probabilmente il Nadalin, un dolce veneto casalingo che a sua volta deve le sue origini al Levà. Quest’ultimo era un dolce lievitato con mandorle e zucchero, realizzato la sera della Vigilia di Natale.   5.     La forma del Pandoro. L’origine della forma del Pandoro è però da imputare ad Angelo Dall’Oca Bianca, un pittore veronese impressionista, che disegnò lo stampo a piramide tronca e a otto punte. 6.     La sfida delle 1000 lire. Il Pandoro ebbe subito un grande successo, per questo molti cercarono di imitarlo. Fu così che Domenico Melegatti decise di indire la sfida delle 1000 lire. Chi si fosse presentato con il la ricetta originaria del dolce avrebbe vinto 1000 lire. Infine, non si presentò nessuno.   7.     Il Pandoro non solo per Natale. Per quanto noi siamo ormai abituati a considerare il Pandoro come un dolce tipicamente natalizio, l’idea originale di Melegatti era quella di un dolce adatto alle più svariate occasioni.   8.     Ingredienti semplici preparazione complessa. Nonostante gli ingredienti del Pandoro siano tra i più comuni: farina, zucchero, uova, lievito, e circa 175g di burro, come quello del nostro caseificio, la lavorazione è davvero complessa. Basti solo pensare che ci sono ben quattro fasi di lievitazione.   9.     Come consumare il Pandoro. Un segreto, che non tutti conosceranno, per gustarsi a pieno il Pandoro è quello di riscaldarlo un po’ prima di mangiarlo.   10.     Come conservare il Pandoro. Si sa che dopo il pranzo o la cena di Natale, può essere difficile finire l’intero Pandoro, spesso quindi capita che avanzino delle fette di Pandoro. Il nostro consiglio è quindi di avvolgerlo nell’alluminio e poi porlo in frigo, per una migliore conservazione.   Conoscevate queste curiosità sul Pandoro? Allora potrebbe interessarvi anche 10 curiosità sulla pizza.

Zuccotto di ricotta per Natale

Lo zuccotto è un tipico dolce della tradizione fiorentina. In origine la farcitura interna era composta con ricotta, granelli di cacao e scorza di agrumi. Il Caseificio Nobili oggi vi propone una ricetta molto simile all’originale, per celebrare il Natale seguendo il gusto della tradizione. INGREDIENTI 380 g di dischi di pan di spagna 40 g di rum 400 g di Ricotta Nobili 100 g di gocce di cioccolato 300 g di zucchero a velo 1 baccello di vaniglia 400 g di cioccolato fondente PREPARAZIONE Prendete una ciotola circolare, che poi conferirà la tipica forma allo zuccotto e rivestitela con della pellicola trasparente. Iniziate a bagnare uno dei dischi di pan di spagna con il rum e poi mettetelo nella ciotola, premendolo con le mani per farlo aderire alle pareti. Poi mettete in frigo. Per il ripieno mescolate la ricotta Nobili con i semi del baccello di vaniglia e lo zucchero a velo. Infine, unite le gocce di cioccolato. Estraete dal frigo la ciotola con il pan di spagna e versateci la crema di ricotta, livellando bene la base. Prendete il secondo disco e bagnatelo con il rum, poi ponetelo sopra alla crema di ricotta nella ciotola, per creare una nuova base. Ponete lo zuccotto alla ricotta in freezer per 20 minuti. Intanto sciogliete il cioccolato, tagliato a pezzetti, in un pentolino a bagnomaria. Prendete lo zuccotto, toglietelo dalla ciotola e rovesciatelo. Ricopritelo con il cioccolato fondente sciolto, riponete in frigo finché la copertura non si sarà solidificata. Se volete, completate lo zuccotto con delle decorazioni di zucchero per dolci.

I 5 cibi che creano più dipendenza: classifica

Il cibo è una droga Vi sarà sicuramente capitato di mangiare qualcosa e non riuscire più a farne a meno. Probabilmente avrete anche esclamato:” Questo cibo è una droga!”, ma esistono veramente cibi che creano dipendenza? L’Università del Michigan dice di sì. Infatti, tramite uno studio ha dimostrato che determinate combinazioni di grassi, sale e zuccheri, innesterebbero nel nostro cervello un senso di gratificazione che ci renderebbe dipendenti da alcuni alimenti. Ecco perché il Caseificio Nobili ha stillato, sulla base di questo studio, la classifica dei 5 cibi che creano maggiore dipendenza.   1. PIZZA Grazie alla sua combinazione tra grassi, carboidrati e mozzarella, come quella della nostra linea professionale, si aggiudica il primo posto in questa classifica. 2. CIOCCOLATO Probabilmente anche se non siete degli amanti del dolce, troverete certo difficile resistere a un buon pezzo di cioccolato, infatti questo alimento si aggiudica il secondo posto. 3. PATATINE IN SACCHETTO Nel podio non potevano certo mancare le patatine di produzione industriale. Chi infatti non ha detto ne mangio solo una e poi si è trovato a finire l’intero sacchetto? 4. BISCOTTI Grazie alla loro combinazione di grassi, i biscotti si aggiudicano il quarto posto. Poco sembra essere rilevante il fatto che siano fatti in casa o industriali. 5. GELATO Al quinto posto altra eccellenza italiana, il gelato. Sarà forse che gli italiani di cucina se ne intendono? Voi siete d’accordo con questa classifica o sono altri i cibi che vi creano dipendenza? Se volete saperne di più su questa ricerca allora leggete la pizza è una droga?

Come si fa la mozzarella?

Tutti quanti conosciamo la mozzarella, ma quanti di voi sanno come viene prodotta? Il Caseificio Nobili oggi vi svelerà tutte le fasi e i trucchi utilizzati per creare la mozzarella Nobili. MOZZARELLA DI LATTE ITALIANO Per ottenere la mozzarella si parte innanzitutto dalla materia prima, ossia il latte, che per la nostra mozzarella e 100% italiano. Questo viene pastorizzato, ossia portato alla temperatura di 73° e poi riportato alla temperatura di lavorazione, cioè 35°.   COS’È LA CAGLIATA? In seguito, viene posto in delle “polivalenti” per aggiungere il caglio (un prodotto naturale, che modifica la composizione chimica della caseina, per permettere la coagulazione del latte) e fermenti lattici, per la produzione dell’acido lattico. Il composto viene poi fatto riposare finché diventa lucido e compatto, ottenendo la cagliata. A questo punto con un apposito strumento si rompe la cagliata in tante parti, facendola affondare nel siero. Questa operazione richiede molta attenzione, viene eseguita per lo più dal mastro casaro e, a seconda della “granulosità” ottenuta in questa fase, si prepareranno le diverse tipologie di mozzarella Nobili. Dopo la rottura, la cagliata viene lasciata acidificare sotto siero. Dopo qualche tempo, la parte solida si separa dal siero e viene posta su dei tavoli a colare finché non raggiunge il giusto PH, per rilasciare il siero in eccesso. Questa è una fase molto delicata che richiede l’esperienza e la competenza di un casaro esperto, oltre che temperatura e umidità controllata, altrimenti si rischia di creare una mozzarella di bassa consistenza. LA FILATURA DELLA MOZZARELLA La fase successiva è quella della filatura, fondamentale per la consistenza della mozzarella. La cagliata viene salata e passa poi nella filatrice, una macchina che, con acqua a 85°, trasforma la cagliata in pasta filata, che poi viene tagliata in strisce sottili, tritata e lavorata. È proprio per questo processo che la mozzarella viene classificata come formaggio a pasta filata.   MOZZATURA E FORMATURA DELLA MOZZARELLA In seguito, avviene la mozzatura, ossia la porzionatura della pasta filata nelle varie forme, che danno vita a Fiorita, Bocconcino, Panetto, Filone. I prodotti vengono poi raffreddati, immergendoli in acqua fredda, per prepararli al confezionamento. Per i prodotti lavorati destinati alla ristorazione, ovvero Mozzarella Taglio Julienne e Taglio a Cubetto, si utilizza il Filone da 1 kg che, prima di essere confezionato, passa alla macchina per taglio e alla pesatura delle vaschette.   Conoscevate tutte le fasi per produrre la mozzarella? Allora, potrebbe anche interessarvi le 4 differenze tra mozzarella per pizza e mozzarella da tavola.

Torta salata con cicoria e ricotta: ricetta.

La cicoria è un ottimo ingrediente per il mese di novembre e l’abbinamento con la ricotta è un grande classico che ne stempera il gusto amarognolo. Ecco perché il Caseificio Nobili ha deciso di proporvi la ricetta della torta salata con cicoria e ricotta.  INGREDIENTI 500 g di cicoria fresca 400 g ricotta Nobili 1 rotolo di pasta sfoglia 1 uovo + 1 tuorlo per spennellare 100 g di parmigiano grattugiato Sale q.b. 1 spicchio d’aglio Abbiamo utilizzato: Ricotta Nobili PREPARAZIONE Cominciate lavando con cura la cicoria e asciugandola con un panno, poi rosolate uno spicchio d’aglio con un po’ di olio e aggiungete la cicoria, facendola cuocere per 10 minuti a fuoco basso. Terminata la cottura, strizzate bene la cicoria per eliminare l’acqua in eccesso e tritatela finemente. In una ciotola a parte cominciate ad amalgamare la ricotta con il parmigiano grattugiato, un uovo e un po’ di sale, poi unite anche la cicoria. Su della carta da forno stendete la pasta sfoglia e bucherellatela con una forchetta. Poi versate il composto di cicoria e ricotta e ripiegate i bordi della pasta sfoglia, spennellandola con il tuorlo d’uovo. Mettete la torta salata in forno preriscaldato a 180° e fate cuocere per 30 minuti. Sfornate e servite tiepida. Siete soddisfatti di questo piatto stagionale? Allora potrebbe interessarvi anche la ricetta per una lasagna filante.

I latti più strani per fare il formaggio

I formaggi che normalmente conosciamo e acquistiamo sono per lo più creati a partire dal latte come quello di: Vacca Bufala Capra Pecora Infatti, questi tipi di latte garantiscono un ottimo sapore al prodotto finito, senza necessitare d’innumerevoli quantità di latte, o dover mettere in atto processi di lavorazione eccessivamente complessi e lunghi. Ma si sa, l’uomo ama spingersi oltre i limiti. Infatti, sono stati realizzati formaggi a partire da materie prime impensabili. Per questo il Caseificio Nobili ha stillato per voi la classifica dei 4 latti più strani per la produzione di formaggio. 1.     Latte di Asina Al primo posto troviamo il latte d’asina, perché è quasi impossibile da caseificare, in quanto la sua composizione rende difficile la coagulazione enzimatica. Il primo che è riuscito nell’impresa è stato Slobodan Simic in Serbia. Il formaggio che viene prodotto dal latte d’asina si chiama Pula e per una forma servono 25 litri di latte. Il costo, al kg, è di 1000 euro. 2.     Latte di Alce Il formaggio di latte d’alce è stato prodotto per la prima volta nel nord della Svezia da Christer e Ulla Johannsson, allevatori di alci. Il formaggio di latte di alce è venduto a 750 euro al kg e si dice abbia un sapore simile alla Feta. 3.     Latte di Renna I formaggi di latte di renna vengono prodotti soprattutto in Siberia e Lapponia. La resa della mungitura della renna è molto bassa, infatti occorrono circa due giorni per ottenere la dose di latte necessaria alla produzione del formaggio. 4.    Latte di Cammella I formaggi con latte di cammella vengono prodotti principalmente da pastori nomadi dell’Africa e dell’Asia e ha una resa molto bassa. Il latte di cammella risulta però essere molto saporito e nutriente. 5.     Latte di Yak Al quinto posto troviamo il latte di yak, ossia la femmina del bue tibetano. Il primo paese che iniziò la produzione di formaggio di yak è stato il Nepal. Il latte di yak risulta essere aromatico e corposo, e con esso si possono produrre sia formaggi freschi che stagionati. Latte vaccino Nobili Il latte che utilizziamo per la produzione delle nostre mozzarelle è latte vaccino, 100% italiano. Non sarà nella classifica dei latti più strani del mondo, ma vi assicuriamo che è di ottima qualità. Sapevate dell’esistenza di formaggi prodotti con questi latti? Allora potrebbe interessarvi anche la classifica dei formaggi più buoni del mondo.

Si può congelare la mozzarella?

Vi è mai capitato di avere della mozzarella avanzata o di averne comprata in eccesso e non sapere che fare? Se vi è capitato vi sarete sicuramente chiesti: “Si può congelare la mozzarella?”. Oggi Il Caseificio Nobili cercherà di risolvere tutti i vostri dubbi in merito all’argomento. QUALI MOZZARELLE SI POSSONO CONGELARE? Non tutte le mozzarelle infatti sono adatte a essere congelate, o meglio tutte le mozzarelle si possono congelare, ma ciò che cambia è l’utilizzo che ne faremo in seguito. Infatti, congelando una mozzarella come la nostra Fiorita o il Bocconcino, andremo inevitabilmente a perdere alcune delle sue caratteristiche, come la freschezza. Per questo sarà meglio riutilizzarla in piatti in cui verrà cotta, in modo che non si noti questa mancanza. Una mozzarella invece adatta a essere congelata è il Filone, in quanto è la mozzarella più adeguata alla cottura, specialmente nelle pizze. Infatti, questo prodotto a differenza delle altre mozzarelle viene venduto senza il liquido nella confezione. Una mozzarella invece che si dovrebbe evitare di congelare è la Burrata, in quanto con il congelamento andrà a perdere la sua caratteristica principale di scioglievolezza e cremosità. Quindi la decisione di congelare la mozzarella dipenderà dalle sue caratteristiche organolettiche e dall’uso che ne vorrete fare. COME CONGELARE LA MOZZARELLA Su questo argomento si apre la disputa principale, in quanto il problema più rilevante è se congelare la mozzarella con il proprio liquido o senza. Questo problema non si pone ovviamente per il Filone, che potete riporre in freezer dentro un apposito contenitore, senza aggiungere nient’altro. Per quanto riguarda invece le mozzarelle come la Fiorita e il Bocconcino, congelarle con il proprio liquido sarà solo uno spreco di energia, in quanto occorrerà più tempo per scongelarle, e farà perdere elasticità al prodotto. Per questo vi consigliamo di scolare la mozzarella dal proprio liquido e dividerla in listarelle, conservandola in piccole porzioni, così che in seguito sia più semplice riutilizzarle. CONGELARE LA MOZZARELLA SECONDO IL DISCIPLINARE Secondo il Disciplinare, fino a qualche anno fa, la mozzarella non andava mai congelata. Negli ultimi anni anno c’è stato un cambio di idee al riguardo, per favorire l’esportazione di questo prodotto. L’importante è inserire la dicitura “Frozen” nell’etichetta, in modo da far sapere che il prodotto è stato congelato. COME SCONGELARE LA MOZZARELLA Dopo aver congelato le vostre mozzarelle vi chiederete quale sia il metodo migliore per scongelarle. Vi consigliamo di far scongelare le vostre mozzarelle all’interno del frigo. Infatti, nonostante questo processo richieda più tempo, la resa sarà migliore, perché non ci saranno grandi shock termici. Quindi estraete le mozzarelle con largo anticipo, quando volete scongelarle. MOZZARELLA CONGELATA: COME USARLA Dopo aver scongelato la mozzarella, il metodo migliore per usarla è quindi quello di cucinarla. Unirla cioè ad altre pietanza come farcitura per condire pizze, torte salate, focacce. In questo modo anche se la mozzarella avrà perso in parte la sua freschezza, non verrà notato. Scopri le nostre ricette su come usare la mozzarella avanzata.

Quali sono le città che amano di più la pizza?

Sappiamo tutti che gli italiani sono dei veri amanti della pizza. Ma sapete anche quali sono le città con maggiori pizzerie per abitante? Il Caseificio Nobili ha stillato per voi una classifica, così saprete sempre dove andare, nel caso cercaste una nuova pizzeria.   PIZZERIE IN ITALIA  In Italia ci sono circa 183.000 pizzerie e queste sono in continua crescita. La provincia di Roma, che è anche la più popolosa, conta all’incirca 15.500 pizzerie, seguita da Milano con 9.250 e dalla città patria della pizza, Napoli con 8.200 pizzerie.   PIZZERIE PER NUMERO DI ABITANTI  Ma se vogliamo sapere in proporzione con il numero di abitanti qual è la città con più pizzerie, allora i dati cambiano. Infatti, nella nostra classifica abbiamo:   1. Sassari con una media di 1 pizzeria ogni 147 abitanti. 2. Grosseto con una media di 1 pizzeria ogni 166 abitanti. 3. Savona con una media di 1 pizzeria ogni 171abitanti. 4. Aosta con una media di 1 pizzeria ogni 187 abitanti. 5. Nuoro con una media di 1 pizzeria ogni 188 abitanti. Mentre, Roma è solo ventiduesima con 1 pizzeria ogni 280 abitanti, Milano è sessantesima con 1 ogni 346 e Napoli scivola in basso con solo 1 pizzeria ogni 381 abitanti. NUMERO DI IMPIEGATI NELLE PIZZERIE Un altro dato interessante riguarda il personale impiegato nelle pizzerie che risulta essere superiore ai 564000 addetti. Al Nord la presenza di addetti per pizzeria risulta più alta. Infatti, al primo posto si trova Bolzano, con 4,4 addetti per locale, al secondo posto troviamo Verona, Firenze e Venezia con 4,3 addetti per locale. Inoltre, Venezia risulta essere al primo posto nel rapporto tra popolazione e numero di addetti in pizzeria, con 1 addetto ogni 55,8 abitanti, seguita da Sassari (1/57), Aosta (1/58,1) e Rimini (1/58,4 abitanti). MOZZARELLA PER PIZZA NOBILI Il nostro Caseificio ha progettato una linea professionale di mozzarella per pizza, adatta per pizzerie e ristorazione. Potete trovare il filoncino da 1000 g, oppure le vaschette di mozzarella per pizza con taglio julienne o a cubetti, così potrete risparmiare sul tempo di lavorazione della mozzarella e dedicarvi totalmente alla preparazione della vostra pizza. Vi aspettavate questi risultati? Allora date un’occhiata anche a Pizze da record: 5 primati a base di pizza.

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