Le 4 differenze tra pizza Napoletana e pizza Romana

La lotta tra pizza Napoletana e pizza Romana è sempre attiva, c’è chi si schiera totalmente da una parte o dall’altra, chi invece cerca di mediare. Tutt’oggi in questa discussione non c’è ancora un vincitore, ciò che invece è certo è che la pizza rimane uno dei piatti più amati al mondo. Noi di Caseificio Nobili lo sappiamo bene e abbiamo creato una gamma di prodotti professionali con mozzarella fiordilatte italiana di qualità, per aiutare tutti i pizzaioli ad ottenere una pizza Napoletana o Romana di successo. Oggi dunque abbiamo deciso di svelarvi le differenze tra la pizza Napoletana e la pizza Romana, che risiedono per lo più nella lavorazione ma, a volte, anche negli ingredienti.   LA PIZZA NAPOLETANA (alta e morbida) ASPETTO La pizza Napoletana è alta e morbida. Il cornicione o bordo è soffice, in quanto durante la lavorazione viene incamerata dell’aria nell’impasto. Sempre per questi motivi la pizza napoletana non è molto adatta da tagliare a spicchi. INGREDIENTI Farine raffinate di grano tenero di tipo 00 oppure 0 di media forza. La percentuale di acqua inserita in fase d’impasto oscilla tra il 60 e 70% sul peso della farina utilizzata, quindi con un’alta idratazione. Il lievito di birra che si utilizza è fresco e le dosi sono pensate in relazione alle ore di maturazione dell’impasto. Non vengono usati grassi di origine vegetale (olio) o animale (strutto) nell’impasto. Sale marino in percentuali intorno al 3 % sul peso della farina. LAVORAZIONE E COTTURA L’impasto viene realizzato con impastatrici a forcella o spirale. La lievitazione della pizza napoletana avviene a temperatura ambiente, con tempi che variano dalle 8 alle 24 ore. L’impasto è diviso in palline di circa 250 g. La stesura è fatta in stile napoletano con la tecnica dello schiaffo(o slap). Si cucina su forni a legna a 450 °C per circa 60-90 secondi, per mantenere la pizza tenera ed evitare ogni friabilità. In questa fase basta un errore e si può facilmente rendere la pizza gommosa, oppure troppo spessa. La pizza Napoletana è ottima appena sfornata. ALCUNI CONDIMENTI TIPICI Margherita (pomodoro, mozzarella e basilico) Caprese (con pomodorini freschi e mozzarella aggiunti dopo la cottura della base) Salsiccia e friarielli (senza pomodoro, con mozzarella o scamorza di bufala) Tonno e cipolle   LA PIZZA ROMANA (bassa e friabile) ASPETTO La pizza Romana è tonda, bassa, scrocchiarella ossia friabile. Il cornicione è basso e croccante con qualche bruciatura, che non deve mai essere eccessiva. Grazie a queste caratteristiche è perfetta per essere tagliata a spicchi. INGREDIENTI Farine raffinate di grano tenero di tipo 00 oppure 0 di media forza. La percentuale di acqua inserita in fase di impasto oscilla tra il 55 e 60% sul peso della farina utilizzata. Il lievito di birra che si utilizza è fresco e le dosi sono pensate in relazione alle ore di maturazione dell’impasto. Nell’impasto si utilizza olio extravergine o di semi in percentuale tra il 2% e il 3%, per ottenere una maggiore croccantezza. Sale marino in percentuali intorno al 3 % sul peso della farina. LAVORAZIONE E COTTURA L’impasto viene realizzato con impastatrici a spirale. La lievitazione avviene a temperatura ambiente con impasti fatti la mattina per la sera, o mediante tecnica a freddo con riposo in celle frigorifere tra le 48 e le 72 ore. È diviso in palline tra i 150g e i 180g. La stesura era tradizionalmente fatta con il mattarello, ora sempre più spesso si usa stendere la pasta a mano, ma in ogni caso si dovrà ottenere un impasto molto sottile. L’impasto si cuoce a una temperatura di 350 °C circa per circa 3 minuti; dopo di che si fa asciugare in forno, per ottenere friabilità e croccantezza. ALCUNI CONDIMENTI TIPICI Romana (base margherita con aggiunta di acciughe e origano) Prosciutto e funghi Capricciosa (con vari ingredienti sparsi es: prosciutto, funghi, olive e carciofini) Ortolana (con verdure grigliate)

Le pizze preferite dagli italiani.

La pizza è il cibo più amato e consumato in tutto il mondo. I dati ci dicono che in Italia ogni mese vengono sfornate circa 135 milioni di pizze, quasi tre miliardi all’anno, considerando anche le pizze surgelate. La pizza viene considerata dagli Italiani non solo un gustoso piatto della tradizione, ma anche un simbolo di socialità e condivisone, che nonostante le differenze geografiche, con il suo sapore mette tutti d’accordo. Ma quali sono le pizze preferite dagli Italiani? Il Caseificio Nobili è pronto per rispondere a questa domanda.   CLASSIFICA DELLE PIZZE PREFERITE DAGLI ITALIANI. Margherita (con mozzarella fiordilatte per il nord, con mozzarella di bufala per il sud) Prosciutto e funghi Capricciosa Pizza con i carciofini Diavola Con tonno   LE PIZZE PREFERITE AL NORD: Prosciutto e funghi o la classica Margherita, soprattutto tra i più giovani Gorgonzola e Salame Capricciosa Invece le pizze preferite dalle donne al Nord: Vegetariana Bresaola e rucola LE PIZZE PREFERITE AL SUD: Bufalina Marinara Tonno e cipolle Mentre le pizze preferite dalle donne al Sud: pizza con frutti di mare e pomodorini pizza pomodorini capperi e olive pizza alla Norma con melanzane e ricotta salata. Ora che sai quali pizze non devono mancare nella vostra pizzeria, non ti resta che scoprire 10 curiosità sulla pizza, che (forse) non sai.

10 curiosità sulla pizza, che forse non sai

L’Italia è la patria della pizza e ognuno di noi si sente un esperto in questo campo. A tutti, almeno una volta, sarà capitato di suggerire una pizzeria o qualche abbinamento particolare da provare, ma sappiamo veramente tutto sulla pizza? Il Caseificio Nobili vi mette alla prova con le 10 cose che (forse) non sai sulla pizza… più una!   1. PERCHÉ SI CHIAMA PIZZA MARGHERITA? La prima citazione alla pizza Margherita risale agli anni 1796. Certo è che nel giugno 1889, per onorare la Regina d’Italia, Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito preparò la “Pizza Margherita“: una pizza condita con pomodori, mozzarella e basilico.   2. LA PIZZA È PATRIMONIO DELL’UNESCO. Il 9 dicembre 2017, in Corea del Sud, sull’isola di Jeju, si è riunito il Comitato Intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. Grazie a una raccolta firme di 2 milioni di persone, si è deciso di dichiarare la pizza napoletana e la sua tradizione patrimonio immateriale dell’UNESCO. La pizza è dunque diventata un patrimonio culturale da salvaguardare, aggiungendosi ad altri sette riconoscimenti, dopo una dura battaglia cominciata già nel 2003.   3. LE REGOLE DELLA PIZZA: IL DISCIPLINARE. Nel 1984 Antonio Pace e Lello Surace, insieme ad altri rinomati pizzaioli dell’epoca, si riunirono per sintetizzare le regole fondamentali per riconoscere una Vera Pizza Napoletana, donandole così massima dignità e riconoscenza. Il Disciplinare è quindi quell’insieme di regole che venivano trasmesse oralmente dai pizzaioli, di generazione in generazione, e che ora sono andate a comporre un documento scritto per la preparazione della Vera Pizza Napoletana.   4. QUAL È IL PAESE IN CUI SI MANGIA PIÙ PIZZA? Sapete dirci qual è il paese che mangia più pizza? Pensavate all’Italia in quanto madre della pizza? Vi siete sbagliati, l’Italia infatti si trova solo al secondo posto, seguita dal Brasile. Al primo posto invece troviamo la super potenza degli Stati Uniti. Se consideriamo però che la popolazione degli USA è ben superiore a quella italiana, gli italiani restano gli amanti numero uno della pizza.   5. I RITRATTI FATTI DI PIZZA. Pensavate che l’arte di preparare la pizza fosse già abbastanza? Per alcuni pizzaioli non lo era. Così hanno prodotto delle vere e proprie opere di pizza. Sono ritratti di pizza composti con l’alternanza di pomodoro e mozzarella che, soprattutto con l’avvento dei social, sono divenuti sempre più famose, come quelle realizzate da Domenico Crolla nel suo ristorante di Glasgow. 6. ESISTE LA STAMPANTE PER PIZZA. Una società texana fondata dalla NASA per sviluppare piatti per gli astronauti che dovranno affrontare la missione su Marte, ha messo a punto un dispositivo speciale. Una stampante 3D per pizza. La compagnia si chiama BeeHex e assicura che la stampante è efficiente, pulita e in grado di sfornare una pizza fresca e fragrante in poco tempo. Come tutte le stampanti 3D, la pizza viene creata strato per strato, con l’unica differenza che, anziché avere delle cartucce d’inchiostro, vengono usati pomodoro e mozzarella su una base di pasta per pizza.   7. IL TEOREMA DELLA PIZZA. In America a differenza che in Italia si usa dividere la pizza tra più commensali, si pone quindi il problema di dividerla il più possibile in parti uguali, accontentando anche il palato dei propri ospiti. Il teorema della pizza è un teorema di geometria elementare che dimostra l’uguaglianza di due o più aree, ottenute partizionando opportunamente un cerchio. Il nome del teorema deriva dal fatto che la costruzione imita il modo di tagliare la pizza. Come conseguenza, se due persone tagliano una pizza in settori equiangolari, centrati in un punto qualsiasi, e si alternano prendendo una fetta a testa, percorrendo la pizza in senso orario o antiorario, entrambi ne mangeranno la stessa quantità. Il teorema è stato proposto per la prima volta da L.J. Upton nel maggio 1968, e poi pubblicato su Mathematical Magazine.   8. COS’È L’EFFETTO PIZZA? Quando la pizza fu inventata non ebbe subito successo, anzi veniva considerata un cibo per poveri. Il suo successo e molti dei suoi condimenti arrivarono da oltre mare, ossia dall’America, dove alcuni emigrati italiani portarono questo piatto. Questa tradizione fu poi ripristinata in Italia, dove ottenne il lustro e la fama, che tutti oggi conosciamo. Questo fenomeno, nell’ambito degli studi sociologici e nella storia delle religioni è proprio conosciuto come effetto pizza.  L’effetto pizza si riferisce a quando un elemento di una certa cultura viene trasportato in un’altra area, dove conosce una trasformazione significativa, per poi ritornare nel luogo d’origine con la nuova forma e divenire famoso.   9. LA PIZZA È IL PRIMO E-COMMERCE. Nel 1994, a soli tre anni dall’apertura di internet alle attività commerciale, una pizzeria a Santa Cruz in California aprì un sito web per le ordinazioni online. Era Pizza Hut, una catena di pizzerie fondata il 15 giugno 1958 dai fratelli Dan e Frank Carney nella loro città di residenza di Wichita, in Kansas. Fu il primo e-commerce realizzato, forse perché la pizza è un cibo che tutti amano?   10. ESISTE UNA PIZZA LIGHT? A PizzaUp, simposio tecnico sulla pizza, tenuto l’ultima volta nel 2013 a Padova, sono state presentate varie ricette per la pizza light. Alla fine si è scelta una ricetta che, secondo alcune ricerche universitarie, toglierebbe alla pizza il 30% di calorie senza modificarne il sapore. Il segreto sarebbe nella farina, non più di grano ma di cereali e legumi, più equilibrati e salutari dal punto di vista nutrizionale.   MOZZARELLA PER PIZZA NOBILI Il nostro Caseificio ha progettato una linea professionale di mozzarella per pizza, adatta per pizzerie e ristorazione. Potete trovare il filoncino da 1000 g, oppure le vaschette di mozzarella per pizza con taglio julienne o a cubetti, così potrete risparmiare sul tempo di lavorazione della mozzarella e dedicarvi totalmente alla preparazione della vostra pizza.

La storia di Pulcinella: la maschera dei golosi.

La maschera di Pulcinella insieme a quella di Arlecchino è tra le più famose della Commedia dell’Arte ed è diventata anche all’estero un simbolo della napoletanità, tant’è che spesso viene anche raffigurata con in mano una pizza con pomodoro e mozzarella. Al Caseificio Nobili è la maschera di carnevale più gettonata perché siamo anche noi grandi estimatori della pizza, tanto da avere creato una intera linea di mozzarella per ristorazione già pronta all’uso, come la mozzarella taglio a julienne. Ma come è nato il successo di questa maschera? Qual è la vera storia di Pulcinella? LE CARATTERISTICHE DI PULCINELLA Le caratteristiche di Pulcinella si sono affermate, con il passare delle interpretazioni e del tempo, delineandosi con sempre maggior precisione. Pulcinella è un personaggio pigro e opportunista, sfortunato ma anche ironico, sagace, e chiacchierone. É vorace ed è un grande amante del cibo, come i maccheroni e la pizza, per il quale è disposto a inventarsi di tutto. Nonostante la sua goffaggine, alla fine riesce sempre a scampare dai problemi e dalle prevaricazioni dei ricchi e dei potenti. È vestito con pantaloni, camicia ampia e cappuccio, tutti di colore bianco, il volto è celato da una mezza maschera nera dal naso lungo e adunco.   LA STORIA DI PULCINELLA La storia di Pulcinella ha origini molto antiche e non molto concordanti tra loro. Alcuni ritengono che il suo nome discenda da “Pulcinello” ossia piccolo pulcino, data la voce stridula del personaggio e la forma della sua maschera (introdotta soltanto dopo il XVI secolo) che – con il suo naso adunco, il volto rugoso e gli occhi piccoli – ricordava il volto di un gallinaccio nero. Altri fanno risalire l’origine del personaggio a un famoso contadino di Acerra, Paolo Cinella, che nel 1600 si unì come buffone ad una compagnia di girovaghi di passaggio nel suo paese. Altri vanno ancora più indietro nel tempo fino al IV secolo a.C. e sostengono che Pulcinella discenda da Maccus: il personaggio di un servo con il ventre prominente delle Atellane romane, che indossava una camicia larga e bianca. Il successo della maschera come la conosciamo oggi è dato dall’attore Silvio Fiorillo di Napoli che, nei primi decenni del Seicento, lo inserì nelle sue commedie prendendo ispirazione dal famoso contadino Paolo Cinella ritratto da Ludovico Carracci. Anche nell’aspetto Pulcinella è cambiato nel corso dei secoli, la sua maschera è stata chiara o scura a seconda dei periodi, il ventre prominente diventa una gobba, anzi spesso una doppia gobba, come nella versione francese, ma altre volte la gobba scompare. Infine, il costume moderno, come lo rappresentiamo anche oggi, si affermò nell’Ottocento grazie ad Antonio Petito. Al di là della Commedia dell’Arte, il personaggio di Pulcinella si è poi sviluppato autonomamente nel teatro dei burattini e delle marionette, divenendone un emblema. Non rappresenta più il servo o il contadino, ma un antieroe ribelle e irriverente, alle prese con i nemici più improbabili.   IL SEGRETO DI PULCINELLA “Il segreto di Pulcinella” è un modo di dire italiano, per indicare un segreto che non è più tale, qualcosa che ormai è diventato di pubblico dominio, nonostante i tentativi di tenerlo nascosto da parte di chi lo detiene e, più in generale, la locuzione può anche essere usata per sottolineare un’ovvietà. Il detto fa riferimento all’abitudine di Pulcinella di svelare i retroscena delle situazioni scottanti che coinvolgono i potenti, che con lui si confidano. Quello del “segreto di Pulcinella” è uno dei tipici canovacci della Commedia dell’Arte. Prevede che un qualche personaggio riveli un segreto a Pulcinella che, più o meno ingenuamente, corre a rivelarlo a qualcun altro. La situazione si ripete, via via con tutti i personaggi, cosicché, alla fine, tutti coloro che sono sulla scena conoscono il segreto, ma tutti fingono di non conoscerlo. Hai trovato interessante la storia di Pulcinella? Raccontala in una serata tra amici con birra e pizza fatta in casa, come quella suggerita dal nostro Caseificio.

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