Gnocchi di ricotta: la ricetta light

Gli gnocchi di ricotta sono un piatto light e delicato, ma anche semplice da preparare. Questi gnocchi sono diversi dai tradizionali gnocchi di patate, poiché la ricotta sostituisce le patate come ingrediente principale. Ecco la lista degli ingredienti necessari per la preparazione degli gnocchi di ricotta per 4 persone. INGREDIENTI 500g di ricotta vaccina 2 uova 1 tazza di farina 00 1/2 cucchiaino di sale 4 cucchiai di Parmigiano Semola q.b. Abbiamo utilizzato: Ricotta PREPARAZIONE [/vc_column_text][vc_column_text]Per preparare gli gnocchi di ricotta, inizia facendo scolare la ricotta per circa 2 ore. Trascorso questo tempo, setaccia la ricotta e mescolala in una ciotola insieme a Parmigiano, uova sbattute, e sale. Effettuato questo passaggio, aggiungi anche la farina poco per volta. Continua a mescolare fino a quando non otterrai un composto omogeneo. Per impastare più agevolmente, ti consigliamo di utilizzare una spianatoia, cosparsa con un po’ di semola. Successivamente, forma dei cilindri con il composto e tagliali a pezzetti della grandezza di una noce. Poi, premi leggermente ogni pezzetto con la forchetta per creare delle striature che aiuteranno a trattenere il sugo. A questo punto, porta a ebollizione una pentola d’acqua salata e cuoci gli gnocchi fino a quando non verranno a galla (circa 2-3 minuti). Ti sconsigliamo di scaldarli tutti insieme, rischieresti di cuocerli in maniera errata. Meglio fare gruppi da 3. Scolali e condiscili con un sugo di tuo gradimento, visto la loro delicatezza un semplice sugo al pomodoro potrebbe essere perfetto. Ti è piaciuta la ricetta degli gnocchi di ricotta? Allora potrebbe interessarti anche i consigli della nostra nutrizionista.
La piadina e i suoi formaggi

Nonostante la focaccia sia una preparazione diffusa, con nomi diversi, in gran parte dei paesi del mondo, alcune varianti, grazie a caratteristiche del tutto peculiari, hanno raggiunto un successo tale da essere considerate specialità a sé stanti. È il caso della Piadina Romagnola. Origini antichissime La piadina altro non è che l’evoluzione di una varietà di cibo consumata dall’uomo sin dalla notte dei tempi. Un alimento menzionato perfino nella Bibbia, dove si fa riferimento al “pane azzimo” di cui si nutrirono gli Ebrei in fuga dall’Egitto. In epoca classica sia i Greci che i Romani ne fecero largo uso: del resto si trattava di una forma di nutrimento estremamente pratica, adatta a soddisfare molteplici esigenze. Poteva fungere da contorno per le vivande nei banchetti, fino a essere razione per i soldati. Le “azdore” preparano la piada Questa tradizione millenaria, secoli dopo, è stata adottata anche dalle massaie romagnole, le cosiddette “azdore”. Usavano preparare la “piada” per sfamare i figli e i mariti di ritorno dal lavoro nei campi. Servendosi di un mattarello, lo “sciadur”, stendevano in sottili sfoglie, di forma rotonda, un impasto a base di farina di grano tenero, acqua, strutto, sale ed un pizzico di bicarbonato. Poi, queste venivano cotte utilizzando una particolare teglia in terracotta, il “testo”. Il chiosco: il “tempio” della piadina Occorre sottolineare che per lungo tempo la specialità rimase, per così dire, confinata tra le mura delle case delle azdore. Fu necessario attendere gli anni ‘60 del secolo scorso affinché venisse commercializzata. Lungo le strade, che portavano alle rinomate spiagge dell’Adriatico, sorsero infatti un gran numero di chioschi, dove squisite “piadine” cominciarono a essere vendute a numerosi turisti italiani e stranieri, desiderosi di un cibo gustoso e al contempo leggero. La piadina: tavolozza del gusto Il successo di questa nuova prelibatezza fu pressoché immediato anche se, in un primo momento, le farciture proposte alla clientela non fossero molte. Una situazione che cambiò nel giro di pochi anni: di pari passo al progressivo incremento del benessere economico, si moltiplicarono anche le varietà offerte al pubblico. Fin da subito venne molto apprezzata la piadina col prosciutto crudo (rigorosamente di Parma), squacquerone e rucola: al giorno d’oggi questa tipologia è unanimemente considerata la più classica. Quale formaggio per la piadina? Sebbene quando si tratta di insaporire una Piadina l’unico limite sia la fantasia, occorre comunque precisare che, per quanto riguarda la scelta del formaggio, sarebbe bene optare per quelli a pasta molle, come ad esempio lo stracchino, la crescenza, la robiola, la mozzarella o la provola affumicata. È proprio la morbidezza a permettere loro di sposarsi al meglio con salumi e verdure. Non mancano comunque esempi di connubi sopraffini che includono prodotti caseari stagionati, come ad esempio la Piadina con porchetta, pecorino e pomodorini secchi, o quella con grana, bresaola e rucola. La piadina IGP Nel 2014 è stato ufficializzato, tramite l’assegnazione dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP), il valore unico, nel contesto del patrimonio gastronomico italiano, della Piadina Romagnola. Questo marchio, infatti, certifica legalmente le caratteristiche del prodotto, difendendolo in questo modo dai numerosi tentativi di imitazione.
Caponata di verdure con mozzarella
Cerchi una ricetta vegetariana, ma ricca e gustosa? Prova la nostra caponata di verdure arricchita con mozzarella. INGREDIENTI 2 melanzane 2 pomodori 1 cipolla 2 gambi di sedano 80 g di olive verdi snocciolate 4 cucchiai di passata di pomodoro 1 cucchiaio di capperi 2 cucchiai di aceto di vino bianco 1 cucchiaio di zucchero olio extravergine d’oliva q.b. sale q.b. 50 g di pinoli 1 Bocconcino Nobili Abbiamo utilizzato: Bocconcino PREPARAZIONE Lava le melanzane e tagliale a cubetti di circa 2 cm di lato. Cospargile con sale grosso e lasciale riposare per circa un’ora. Trascorso questo tempo, sciacquale sotto acqua corrente e asciugale con della carta assorbente. In una padella antiaderente, fai dorare le melanzane in olio extravergine d’oliva, per circa 10 minuti. Mettile poi da parte. Taglia a cubetti anche i pomodori, la cipolla, il sedano e le olive. In una padella capiente, fai appassire la cipolla e poi aggiungi la passata di pomodoro, la dadolata di sedano e un po’ di sale. Cuoci per circa 10 minuti e poi aggiungi anche i pomodori, le olive e i capperi. Lascia cuocere per circa 10-15 minuti. Aggiungi le melanzane, l’aceto di vino bianco e lo zucchero, facendo sfumare il tutto. Abbassa la fiamma e lascia cuocere il tutto per altri 10-15 minuti. Infine, aggiungi i pinoli e il Bocconcino Nobili, tagliato a fettine La caponata di verdure arricchita con mozzarella è pronta.Ti è piaciuta questa ricetta? Allora potrebbe interessarti anche la ricetta della “Pasta ai formaggi Nobili“.
Formaggio e aceto balsamico: un binomio perfetto

Il formaggio e l’aceto balsamico sono due tra gli ingredienti più versatili ed apprezzati della gastronomia italiana, non a caso impiegati in un gran numero di preparazioni. Sarà dunque opportuno approfondirne la conoscenza e scoprire perché il loro abbinamento sia in grado di dar vita a un gusto unico, degno della tavola dei più raffinati gourmet.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] Il formaggio, una storia lunga 5000 anni. L’alimento che gli antichi romani chiamavano “caseus”, il formaggio appunto, ha origini antichissime, di gran lunga antecedenti l’età imperiale. Alcuni studiosi ipotizzano che per assistere alla sua nascita occorra risalire al 3000 a.C. (circa) o a un periodo storico addirittura antecedente. È pressoché certo che questa nascita fu dovuta al caso, nel momento in cui un pastore si accorse del prodigioso effetto prodotto dall’accidentale mescolamento di latte e caglio animale. Col passare dei secoli la tecnica di preparazione si affinò, dando vita a un’enorme varietà di prodotti caseari dalle caratteristiche più disparate. L’aceto balsamico, un condimento avvolto nel mistero. Se molto si sa sul formaggio, lo stesso non vale per l’aceto balsamico, che, spesso a causa della vasta offerta nei supermercati, mette in crisi i consumatori nella scelta. Occorrerà dunque fare un po’ di chiarezza. L’aceto balsamico tradizionale: l’“oro nero”. Ciò che al giorno d’oggi conosciamo come “Aceto Balsamico Tradizionale” fu la prima tipologia di aceto balsamico a essere inventata. Sebbene anche in questo caso, per individuare le sue origini, occorrerebbe risalire all’epoca classica, sappiamo per certo che, nel corso del Medioevo, si diffuse la fama di una prelibatezza emiliana degna della tavola di un re, talmente preziosa da essere conservata in piccole boccette d’argento. È più che probabile che quest’ “oro nero” fosse proprio la specialità che, attualmente, conosciamo come aceto balsamico tradizionale e che il suo costo elevato, allora come oggi, fosse dovuto ai tempi particolarmente lunghi necessari alla preparazione. Basti pensare che il suo invecchiamento e la conseguente maturazione possono durare decenni: un lasso di tempo in cui questa eccellenza del gusto si concentra sempre più, riducendo progressivamente il suo volume. La nascita dell’aceto balsamico. Fu proprio l’enorme successo dell’aceto balsamico tradizionale, suggellato nel corso delle Esposizioni Universali che si tennero a cavallo tra la fine del ‘800 e i primi del ‘900 (su tutte quella di Parigi del 1878), a spingere i produttori a ideare un’altra tipologia di questa specialità. Questa era meno densa e dagli aromi più delicati, adatta a un uso quotidiano, e costituiva lo squisito aceto che, tutt’oggi, spesso usiamo per condire. Un aceto che, necessitando di un breve invecchiamento, (60 giorni invece dei 12 anni del “tradizionale”) ha anche un costo più contenuto e quindi accessibile a tutte le tasche. L’abbinamento perfetto. Fatta questa doverosa presentazione del formaggio e dell’aceto balsamico, occorrerà spiegare cosa renda il loro abbinamento tanto speciale. È presto detto: in generale, l’acidità del balsamico si presta a bilanciare, per contrasto, la grassezza del formaggio, creando in bocca uno squisito sodalizio. Entrambi i prodotti sono caratterizzati da un gusto la cui intensità può variare ed è in base a essa che si dovrebbe calibrare l’abbinamento. Ad esempio, per accompagnare formaggi dal sapore deciso, come il gorgonzola, il pecorino stagionato o il Parmigiano Reggiano, sarà bene che la scelta ricada su un balsamico dall’aroma altrettanto forte, ovvero il “tradizionale”. Per formaggi con un gusto, invece, più delicato: come la nostra mozzarella o la ricotta consigliamo un aceto balsamico più delicato, con stagionature non troppo elevate. Per concludere ricordiamo che esistono piatti in cui questo splendido connubio di sapori è in grado di esprimersi al meglio: il risotto al taleggio e balsamico, i tortellini con Parmigiano e balsamico, i fichi con gorgonzola, mascarpone e balsamico. Ti è piaciuto quest’articolo? Immaginiamo che potrà interessarti anche “Degustazione di formaggi: come realizzarla a casa”.
Halal e haram, l’Islam nel piatto.

La religione islamica regola gran parte della vita dei propri fedeli: una popolazione enorme, residente non solo nei paesi arabi, ma anche in molte nazioni dell’Occidente. Tra le attività disciplinate da questo culto antichissimo c’è l’alimentazione, considerata di fondamentale importanza per preservare la purezza del corpo e dell’anima. Halal e haram Ed è proprio all’ambito dell’alimentazione che vengono applicate le regole indicate dai termini “halal” e “haram”: parole dal fascino esotico, che significano, rispettivamente, “lecito” (in arabo: حلال) e “proibito” (حرام), con riferimento a ciò che ogni buon musulmano può mangiare e bere, o meno. Si tratta di norme nate dall’esigenza di fornire pratiche utili per vivere al meglio nel deserto e che, col passare dei secoli, si sono trasformate in precetti sacri, la cui osservanza è fondamentale. I cibi “halal” Tra i principali alimenti considerati “halal” ricordiamo: La carne, soprattutto quella ovina e il pollame, in minor misura quella bovina e di cammello. Questa carne deve essere però macellata in modo appropriato (“dhabihah”), ovvero con una rapida e profonda incisione della vena giugulare, della carotide e della trachea, lasciando intatta la spina dorsale dell’animale. Nel corso della procedura il macellaio deve pronunciare il nome di Allah e il sangue deve essere fatto defluire completamente. Spesso questa carne viene tagliata a pezzi e impiegata nella preparazione di stufati con verdure. Alcune tipologie di pesce, soprattutto quello dotato di squame. I cereali, su tutti il riso e il frumento, utilizzato ad esempio per il “cous cous”, una delle più celebri specialità arabe (o, meglio ancora, berbere), il “bulgur” (diffuso soprattutto in Turchia e Tunisia) e la “pita” un pane di forma bassa e tondeggiante, impiegata per accompagnare, tra l’altro, il “kebab”. I legumi, come le fave, le lenticchie e soprattutto i ceci: ingrediente fondamentale di salse come l’ “humus” o di preparazioni come le polpette vegetali “falafel” (molto apprezzate in Egitto, Siria, Giordania, Libano, Israele e Palestina). Il latte e i suoi derivati, tra i quali spiccano un particolare tipo di yogurt, il “labneh”, e i formaggi, come lo “shanklish”. Un’ampia varietà di verdure, frutta secca (come le arachidi e i pistacchi) e soprattutto spezie (tra le quali il cumino, la curcuma, lo zafferano, la cannella, senza dimenticare gli immancabili semi di sesamo). [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] I cibi “haram” Per quanto riguarda i prodotti “haram”, quindi assolutamente vietati, basterà ricordare ad esempio: La carne di maiale e i suoi derivati. Il cinghiale, il coniglio e tutti gli animali carnivori. Va, inoltre, inclusa tutta la carne non macellata in modo rituale. Numerose varietà ittiche, come l’anguilla, il pesce spada, la razza, l’aragosta, l’astice e i frutti di mare. L’alcol nelle sue varie forme, dal vino alla birra e ai distillati. I cibi “mashbooh” Esiste, inoltre, una terza categoria, quella dei cosiddetti cibi “mashbooh”, vale a dire “sospetti” (in arabo: مشبوه), che rappresentano un pericolo per ogni musulmano strettamente osservante. Sono a rischio in quanto potrebbero essere preparati con alcuni ingredienti proibiti, talvolta celati, ad esempio, nei conservanti. In questa categoria ricadono molti prodotti caseari che richiedono una discreta attenzione nella scelta.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] Gli enti certificatori “halal” Considerata la vastità e soprattutto le enormi potenzialità del mercato alimentare destinato alla gente di fede islamica, col tempo sono nate vere e proprie società certificatrici (a loro volta autorizzate dalla “Halal International Authority”), che si occupano di analizzare i prodotti alimentari, attestandone l’appartenenza alla categoria halal, senza che il consumatore debba preoccuparsi di effettuare ulteriori verifiche.
Bacari e cicchetti: Venezia in bocca.

Passeggiare attraverso le “calli”, le strette viuzze che, come un labirinto, segnano la città di Venezia, è un’attività da provare assolutamente. Un’esperienza fuori dal tempo, in un luogo dove è bene camminare lentamente, perché ogni bivio promette di regalare panorami incantevoli. Il “bacaro”: il più antico tra i bar. Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: non ultimo il palato. Capita spesso, infatti, d’imbattersi in un “bacaro”: termine con cui si indicano le tipiche osterie locali. Le origini di questo strano nomignolo non sono chiare: alcuni sostengono derivi dall’espressione dialettale “far bacara” (divertirsi), altri lo legano a Bacco, il dio pagano dell’uva e del piacere, già venerato dagli antichi romani. Entrambe le ipotesi sono valide perché in questi posti, da centinaia di anni, la gente trova svago grazie a un’allegra socialità, agevolata da fiumi di vino e dai cosiddetti “cicchetti”. Tanti “cicchetti” per accompagnare il vino. I “cicchetti”, in veneto “cichéti”, altro non sono che deliziose micro-porzioni di cibo (a tutti gli effetti antenate del moderno “finger food”), nate per accompagnare le “ombre de vin” ma che, col tempo, hanno guadagnato una “dignità” tutta loro, finendo col rappresentare, in piccolo, l’intera gastronomia veneziana, o quasi. Tra le più classiche specialità servite ricordiamo: Le preparazioni a base di pesce, come i crostini al baccalà “mantecato” o “alla vicentina”, i “folpetti” (moscardini), le alici marinate e le celeberrime “sarde in saor”, accompagnate da pane o polenta Le preparazioni a base di carne, come le croccanti polpette, il “musetto”, i “nervetti” e i profumatissimi salumi Le preparazioni a base di verdure fritte, come i fiori di zucca ripieni Le preparazioni a base di formaggio, tra le quali occorre ricordare le tartine con gorgonzola e noci, e la maestosa “mozzarella in carrozza” Le immancabili uova sode con acciuga I bacari più tradizionali: luogo di incontro con i “veneziani DOC” Degustare queste prelibatezze in uno dei bacari più tradizionali, che puoi facilmente distinguere dal mobilio in legno scuro, dà modo di immergersi in un’atmosfera irripetibile, squisitamente popolare. Qui è possibile, infatti, chiacchierare amabilmente con gli ultimi “veneziani DOC, apprezzandone il colorito dialetto. I bacari: un’attrazione turistica irrinunciabile. Con tutto ciò vogliamo dire che a Venezia, oltre alle attrazioni più conosciute, come il Canal Grande, il Ponte di Rialto e Piazza San Marco, ne esiste una irrinunciabile, il “bacaro”: vero e proprio concentrato di storia, gusto, cultura e socialità. Ti è piaciuto questo articolo? Allora potrebbe interessarti anche “Degustazione di formaggi: come farla a casa”
I gatti possono mangiare il formaggio?
Il tuo gatto appena addenti del formaggio è già pronto a chiedertene un pezzo? Scopri se puoi concedere un po’ di formaggio al tuo gatto e quali può mangiare e quali invece dovrebbe evitare. Il gatto può mangiare il formaggio I gatti, in generale, possono mangiare alcuni tipi di formaggio, ma è un alimento da dare con moderazione, una volta ogni tanto. I gatti, però, come gli umani, possono soffrire d’intolleranza al lattosio, problema più diffuso di quanto si pensi. Per questi gatti anche una piccola dose può causare problemi gastrointestinali. Quali gatti non possono mangiare il formaggio Il formaggio non deve essere dato ai gatti che: Soffrono d’intolleranza al lattosio Devono diminuire il consumo di sale Hanno problemi cardiaci Quanto formaggio posso dare al gatto? Gli snack che concediamo ai nostri gatti, come può essere un pezzo di formaggio, non dovrebbero mai superare l’8-10% del loro apporto calorico giornaliero, per questo deve essere concesso in piccole dosi. Infatti, per un gatto di 4,5 kg mangiare un cubetto di formaggio di 30 g è come per una persona mangiare 2 cheesburger e mezzo in un colpo solo. Quali formaggi può mangiare il gatto? I formaggi che i gatti possono mangiare tranquillamente sono quelli con un basso contenuto di lattosio, quindi solitamente formaggi duri o semi duri, meglio se con un basso contenuto di sodio e grassi. Un esempio possono essere il cheddar e l’ emmenthal. Formaggi da evitare I formaggi che bisognerebbe evitare di dare al gatto sono quelli ricchi di lattosio, come quelli a pasta molla. Un esempio sono la mozzarella (sia cotta che al naturale), fiocchi di latte, formaggi spalmabili. Quali formaggi non dare al gatto I formaggi che possono essere dannosi per i gatti, invece, sono quelli non pastorizzati e gli erborinati. Un esempio sono il gorgonzola, il brie e il camembert.Ti è piaciuto questo articolo? Allora, potrebbe interessarti anche i cani possono mangiare il formaggio?JTNDYSUyMGhyZWYlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnd3dy5mcmVlcGlrLmNvbSUyRmZyZWUtcGhvdG8lMkZ5b3VuZy1sYWR5LWJhci13aXRoLWN1dGUtZG9nLWhhdmluZy1sdW5jaF8zMDMzMzMyLmh0bSUyM3F1ZXJ5JTNEY2FuaSUyNTIwZSUyNTIwY2libyUyNnBvc2l0aW9uJTNENSUyNmZyb21fdmlldyUzRHNlYXJjaCUyNnRyYWNrJTNEYWlzJTIyJTNFSW1hZ2UlMjBieSUyMHNlbml2cGV0cm8lM0MlMkZhJTNFJTIwb24lMjBGcmVlcGlr
Ricetta: polpette di zucchine e mozzarella

Perfette per un aperitivo o come secondo patto, oggi vi proponiamo la ricetta delle polpette vegetariane con zucchine e mozzarella. INGREDIENTI zucchine 2 fiorita Nobili 1 confezione da 250 g parmigiano grattugiato 2 cucchiai uovo 1 pangrattato 6 cucchiai maggiorana fresca q.b. aglio 1 spicchio olio extra vergine d’oliva q.b. sale q.b. pepe q.b. olio di semi d’arachide per friggere Abbiamo utilizzato: Fiorita Nobili PREPARAZIONE Lavate e tagliate le zucchine a tocchetti. Fatele cuocere in una padella anti-aderente con l’olio e uno spicchio d’aglio. Quando saranno tenere, fatele raffrettare, poi schiacciatele con una forchetta in una ciotola con il parmigiano, il pangrattato, l’uovo, la mozzarella tagliata a dadini piccoli, la maggiorana, il sale e il pepe. Impastate tutto fino a ottenere un composto omogeneo, poi formate delle polpettine e passatele nel pangrattato. Una volta mescolati gli ingredienti, aggiungi 3 cucchiai di pangrattato poco per volta, finché non otterrai un composto malleabile, per formare le polpette. Friggi le polpette in olio bollente fino a quando saranno dorate, scolatele e fatele asciugare prima di servirle.
I cani possono mangiare il formaggio?
La questione è spesso dibattuta e, come per gli umani, bisogna fare attenzione alla moderazione. Nello specifico, conviene prima appurare se il vostro cane è allergico al lattosio: una condizione più diffusa di quanto si pensi. Il test delle intolleranze di solito viene effettuato quando il cane soffre di stomaco delicato e attività intestinale fuori dalla norma per un periodo di tempo prolungato. In questo caso è il veterinario stesso a preoccuparsi di escludere eventuali intolleranze prima di procedere ad altri accertamenti. La risposta è sì ma… Non tutti gli animali hanno la stessa reazione agli alimenti; quindi, conviene sempre valutare con attenzione la reazione del proprio animale domestico. In generale però possiamo dire che il formaggio sia un elemento salutare per l’intero organismo, soprattutto per il contenuto di calcio, utile alle ossa, soprattutto nei cani più giovani. Cani anziani o in sovrappeso Naturalmente, per non appesantire e far ingrassare il proprio cane, bisogna procedere con piccole quantità. Se il cane è già anziano, sedentario o in sovrappeso, è consigliabile dargli della ricotta: un formaggio magro, leggero e morbido, utile anche se la dentatura è carente. La ricotta viene ben tollerata anche in caso di intestino delicato. Cani attivi e in salute Per cani giovani, in salute e attivi conviene scegliere formaggi ricchi di acidi grassi essenziali, proteine, vitamine e calcio. È il caso del Grana Padano e del Parmigiano. È possibile anche dargli la crosta, in modo che si intrattengano a sgranocchiarla, questo tipo di formaggio, infatti, ha una crosta edibile. Quando dare il formaggio al cane Il formaggio è una valida alternativa al posto dei classici prodotti commerciali, ricchi di conservanti e scarsi in nutrienti, come biscotti per cane e snack vari. Può essere utilizzato come premio durante l’addestramento, oppure come spezza-fame, per cani molto famelici. In questi casi è utile frazionarlo in piccoli pezzetti. Può essere utilizzato (in particolare il formaggio grattugiato e la ricotta) per rendere più appetibile un pasto a base di sole crocchette. L’importante è non farla diventare un’abitudine ma fornire il formaggio in modo occasionale, per evitare effetti collaterali secondari a lungo termine. Formaggi da evitare Alcuni tipi di formaggio elaborati e ricchi di grassi, andrebbero evitati a priori. Nello specifico: formaggio blu, roquefort e altri formaggi francesi possono produrre roquefortine, una tossina potenzialmente letale per i cani; formaggi ricchi di erbe, spezie e aromi: alcuni additivi come aglio e cipolla, utilizzati per dare sapore, sono tossici per i cani; brie, feta e formaggio di capra: l’altro contenuto di grassi o di sale va evitato per non creare affaticamento ai reni. Ti è piaciuto questo articolo? Forse potrebbe interessarti sapere se la crosta del formaggio si può mangiare.JTNDYSUyMGhyZWYlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnd3dy5mcmVlcGlrLmNvbSUyRmZyZWUtcGhvdG8lMkZ5b3VuZy1sYWR5LWJhci13aXRoLWN1dGUtZG9nLWhhdmluZy1sdW5jaF8zMDMzMzMyLmh0bSUyM3F1ZXJ5JTNEY2FuaSUyNTIwZSUyNTIwY2libyUyNnBvc2l0aW9uJTNENSUyNmZyb21fdmlldyUzRHNlYXJjaCUyNnRyYWNrJTNEYWlzJTIyJTNFSW1hZ2UlMjBieSUyMHNlbml2cGV0cm8lM0MlMkZhJTNFJTIwb24lMjBGcmVlcGlr
Panettone gastronomico: 20 idee per farcirlo.
Il panettone salato è un’idea magnifica per i tuoi aperitivi o antipasti durante le feste! In questo articolo ti suggeriamo 20 modi per farcirlo in modo goloso. L’unica accortezza che devi usare, in fase di farcitura, è di accoppiare gli strati a libro, tenendo un lato vuoto tra uno l’altro per poterli prendere facilmente! Farciture gourmet Uova di lompo o di salmone e mascarpone all’aneto Avocado e salmone affumicato Ananas e gamberi Crema di asparagi e ricotta e capesante Fettine di mela e gorgonzola Farciture a base di pesce Burro e salmone o acciughe Mousse di tonno o di salmone Salsa tonnata e insalata Gamberi in salsa rosa Baccalà mantecato Farciture con salumi Prosciutto cotto di Praga e provola affumicata Prosciutto cotto e paté di carciofi Paté di prosciutto cotto e fettine di sedano Prosciutto crudo e maionese Salame e cavolo cappuccio Farciture vegetariane Paté di olive nere e mozzarella a fettine Paté di funghi o paté di melanzane Crema di gorgonzola e ricotta con noci Formaggio spalmabile e zucchine grigliate Uova strapazzate con cipollottoTi è piaciuto questo articolo? Se cerchi altre idee sfiziose, leggi anche 20 idee per farcire tramezzini, tigelle e panini.