La storia di Pulcinella: la maschera dei golosi.
La maschera di Pulcinella insieme a quella di Arlecchino è tra le più famose della Commedia dell’Arte ed è diventata anche all’estero un simbolo della napoletanità, tant’è che spesso viene anche raffigurata con in mano una pizza con pomodoro e mozzarella. Al Caseificio Nobili è la maschera di carnevale più gettonata perché siamo anche noi grandi estimatori della pizza, tanto da avere creato una intera linea di mozzarella per ristorazione già pronta all’uso, come la mozzarella taglio a julienne. Ma come è nato il successo di questa maschera? Qual è la vera storia di Pulcinella? LE CARATTERISTICHE DI PULCINELLA Le caratteristiche di Pulcinella si sono affermate, con il passare delle interpretazioni e del tempo, delineandosi con sempre maggior precisione. Pulcinella è un personaggio pigro e opportunista, sfortunato ma anche ironico, sagace, e chiacchierone. É vorace ed è un grande amante del cibo, come i maccheroni e la pizza, per il quale è disposto a inventarsi di tutto. Nonostante la sua goffaggine, alla fine riesce sempre a scampare dai problemi e dalle prevaricazioni dei ricchi e dei potenti. È vestito con pantaloni, camicia ampia e cappuccio, tutti di colore bianco, il volto è celato da una mezza maschera nera dal naso lungo e adunco. LA STORIA DI PULCINELLA La storia di Pulcinella ha origini molto antiche e non molto concordanti tra loro. Alcuni ritengono che il suo nome discenda da “Pulcinello” ossia piccolo pulcino, data la voce stridula del personaggio e la forma della sua maschera (introdotta soltanto dopo il XVI secolo) che – con il suo naso adunco, il volto rugoso e gli occhi piccoli – ricordava il volto di un gallinaccio nero. Altri fanno risalire l’origine del personaggio a un famoso contadino di Acerra, Paolo Cinella, che nel 1600 si unì come buffone ad una compagnia di girovaghi di passaggio nel suo paese. Altri vanno ancora più indietro nel tempo fino al IV secolo a.C. e sostengono che Pulcinella discenda da Maccus: il personaggio di un servo con il ventre prominente delle Atellane romane, che indossava una camicia larga e bianca. Il successo della maschera come la conosciamo oggi è dato dall’attore Silvio Fiorillo di Napoli che, nei primi decenni del Seicento, lo inserì nelle sue commedie prendendo ispirazione dal famoso contadino Paolo Cinella ritratto da Ludovico Carracci. Anche nell’aspetto Pulcinella è cambiato nel corso dei secoli, la sua maschera è stata chiara o scura a seconda dei periodi, il ventre prominente diventa una gobba, anzi spesso una doppia gobba, come nella versione francese, ma altre volte la gobba scompare. Infine, il costume moderno, come lo rappresentiamo anche oggi, si affermò nell’Ottocento grazie ad Antonio Petito. Al di là della Commedia dell’Arte, il personaggio di Pulcinella si è poi sviluppato autonomamente nel teatro dei burattini e delle marionette, divenendone un emblema. Non rappresenta più il servo o il contadino, ma un antieroe ribelle e irriverente, alle prese con i nemici più improbabili. IL SEGRETO DI PULCINELLA “Il segreto di Pulcinella” è un modo di dire italiano, per indicare un segreto che non è più tale, qualcosa che ormai è diventato di pubblico dominio, nonostante i tentativi di tenerlo nascosto da parte di chi lo detiene e, più in generale, la locuzione può anche essere usata per sottolineare un’ovvietà. Il detto fa riferimento all’abitudine di Pulcinella di svelare i retroscena delle situazioni scottanti che coinvolgono i potenti, che con lui si confidano. Quello del “segreto di Pulcinella” è uno dei tipici canovacci della Commedia dell’Arte. Prevede che un qualche personaggio riveli un segreto a Pulcinella che, più o meno ingenuamente, corre a rivelarlo a qualcun altro. La situazione si ripete, via via con tutti i personaggi, cosicché, alla fine, tutti coloro che sono sulla scena conoscono il segreto, ma tutti fingono di non conoscerlo. Hai trovato interessante la storia di Pulcinella? Raccontala in una serata tra amici con birra e pizza fatta in casa, come quella suggerita dal nostro Caseificio.
COME SCEGLIERE UNA MOZZARELLA DI QUALITÀ AL SUPERMERCATO
COME SCEGLIERE UNA MOZZARELLA DI QUALITÀ AL SUPERMERCATO Ecco i nostri 5 consigli per non rischiare di rimanere delusi. Davanti al banco frigo del supermercato è come stare di fronte ad un mare bianco dove ogni prodotto sembra uguale all’altro. Persi di fronte a tutte queste confezioni, come scegliere la miglior mozzarella? E una volta a casa, come riconoscere una mozzarella ben fatta? Ecco i nostri consigli. Sono 5 e sono molto semplici: Controlla che il latte con cui è prodotta la mozzarella sia 100% italiano. Più è breve la lista degli ingredienti, meglio è. Preferisci la mozzarella a Km 0. In generale, acquistare prodotti del territorio aiuta l’economia locale e le piccole realtà. Inoltre Km 0 spesso è sinonimo di garanzia di qualità, dato che il prodotto subisce meno sbalzi di temperatura e trasporti più brevi in modo da non alterarne le caratteristiche organolettiche. Verifica che in etichetta non riporti la scritta cagliata. Da non confondere con il caglio, la cagliata è una base casearia che sostituisce del tutto, o in parte, il latte nella produzione di formaggi. È spesso surgelata, miscelata con acqua e più salata rispetto alla mozzarella fatta come si deve. Una volta a casa, consuma la mozzarella il prima possibile e quando la scarti:5. Al taglio deve perdere quella famosa goccia, al palato deve avere una consistenza elastica ma non gommosa.Noi del Caseificio Fratelli Nobili ci impegniamo per produrre un ottimo prodotto locale e con materie prime di qualità in pieno stile #fastgood.
Fiorita o Panetto? Similitudini e differenze tra due prelibatezze nostrane!
Chi non ha mai avuto occasione di provarle non sa cosa si perde, ma noi assidui consumatori sappiamo di cosa stiamo parlando. Fiorita, la mozzarella fiordilatte classica dal gusto delicato e il Panetto, il re della cucina. Vediamo però alcune curiosità su questi due prodotti. La Fiorita e il Panetto vengono prodotti sulla stessa linea di produzione, assieme al Bocconcino e le Ciliegine, per questo motivo la materia prima di partenza è la stessa e di primissima qualità. Da qui in poi, i percorsi della Fiorita e del Panetto prendono strade differenti, i processi di filatura, formatura, rassodamento e confezionamento danno vita a due prodotti diversi, destinati a usi differenti in cucina. Il Panetto risulta meno umido e con una consistenza più soda rispetto alla Fiorita, è perciò indicato per la preparazione di piatti tradizionali come la pizza, la parmigiana di melanzane, panini, bruschette e tutti quei fantastici piatti che hanno bisogno di un gusto più deciso, una minore umidità e la praticità di un prodotto che può essere tagliato a fette o dadini. Inoltre grazie al confezionamento sottovuoto, il Panetto mantiene a lungo il suo gusto unico. La Fiorita, con il suo gusto delicato e la sua morbidezza è perfetta per essere gustata così com’è o leggermente condita con sale e olio. Il suo gusto e tutte le caratteristiche organolettiche sono garantite dal liquido, così detto, “di governo” che è presente all’interno della confezione. Ben si accompagna a verdure di ogni genere crude o cotte come: insalata, pomodori, patate, zucchine, fagiolini, verdure ai ferri, peperoni, o in abbinamento con prosciutto sia cotto che crudo o speck, insomma l’ideale anche nelle giornate estive più calde. Un piccolo consiglio? Ebbene, il gusto della Fiorita si esprime al meglio se consumata mezz’ora dopo averla tolta dal frigo.